Non è mai facile trovare le parole giuste per commemorare
qualcuno, specie se si tratta di un ragazzo; perché, quando l’evento tragico ha
per protagonista un giovane, è come se in qualche modo venissero abolite tutte
le barriere spazio-temporali, per cui non ha più alcuna importanza se viviamo
mille miglia lontani l’una dall’altro: ci si sente semplicemente commossi.
Stephen Sutton, 16 Dicembre 1994 – 14 Maggio 2014
Aveva soltanto 15 anni quando gli diagnosticarono un cancro,
che dopo due anni di radio e chemioterapie venne classificato come incurabile.
Di fronte a un evento che getterebbe nel massimo sconforto centinaia e migliaia
di persone (adulte!), Stephen si era fatto coraggio e si era impegnato in prima
persona in attività di sostegno ai malati di cancro come la “Teenage Cancer
Trust”; ha organizzato una raccolta fondi, che, nel momento della sua morte, ha
raggiunto la cospicua somma di 3,4 milioni di sterline; ha creato un blog,
“Stephen’s Story”, attraverso il quale, quasi paradossalmente, era lui ad
essere il “motivational speaker” e a dare conforto a tutti coloro che lo
seguivano.
Ma la forza di questo ragazzo, un ragazzo felice, felice di
aiutare e felice di vivere, non è esprimibile in una semplice elencazione di
fatti. Il messaggio contenuto nel cuore di ogni suo gesto era d’amore,
quell’amore potente che ti insegna a non mollare mai di fronte a nulla,
quell’amore che ti fa essere di una positività quasi contagiosa, che ti rende solidale verso
tutti. Ed è probabilmente sotto questa prospettiva che il 9 Novembre scorso si
era tenuto il “Good Gesture Day”, la giornata in cui Stephen e il suo team
offrivano abbracci, strette di mano e “high-fives” ai passanti in Birmingham’s
Victoria Square. "L’evento più divertente che io abbia mai organizzato",
così l’aveva definito. Voleva fosse una sorta di sfida, un atto provocatorio
che facesse riflettere la gente su quanto ognuno di noi possa migliorare la
giornata di chi incontra con una stretta di mano, con un abbraccio, con un
sorriso.
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