Come va la vita in Giappone? Come
se la passano i Greci? Chiunque abbia il minimo interesse a conoscere il mondo
al di fuori della propria “casa dolce casa”, si sarà ben reso conto di quale
destino spetti ad una notizia: vive il proprio momento di gloria, passa
impercettibilmente nelle retrovie e scompare.
Ma non è tutto: spesso e
volentieri questa notizia, questa informazione o non viene fornita affatto o viene fornita in modo
fuorviante e inconcludente, per cui risulterebbe più opportuno parlare di non-informazione.
Quest’ultimo caso, forse il peggiore, è quello che dovrebbe far riflettere
maggiormente: è il caso in cui l’informazione viene fornita sì, ma solo
teoricamente, perché di fatto rimane irraggiungibile ai più, a causa
dell’utilizzo (assolutamente involontario, si intende) di astruse perifrasi e
termini tecnici, che tendono sfuggire alla comprensione di chi non è del
“settore”.
Ciò che accade nella realtà è
quasi sempre il risultato della perfetta combinazione di diversi fattori, per
cui si ha che l’informazione in parte viene taciuta e in parte viene per così
dire “mascherata”, sempre ovviamente sotto l’influsso della Moda. Si pensi ad
esempio a quanto accade ogni santo anno in merito alla questione dei virus
influenzali: si proclama una sorta di stato d’allerta, accompagnato da tanto di
pubblicità e illuminanti locandine negli ambienti pubblici che insegnano a
lavarsi le mani, come se poi i virus influenzali, con tutto rispetto parlando,
costituissero la sola ed unica minaccia alla salute dell’uomo. Si assiste quindi ad una serie di
atteggiamenti contraddittori, che fanno sì, per esempio (giusto per rimanere
nell’ambito medico-biologico, ma potremmo spaziare …) , che milioni di persone
si armino fino ai denti per non incubare questi famigerati virus, per poi
andarsene tranquillamente in uno zoo, ignari di trovarsi in uno dei luoghi
maggiormente esposti alla rabbia! Ma non importa. Si potrebbe continuare
all’infinito a fornire esempi delle varie forme di disinformazione che dilagano
al giorno d’oggi, ma non è questo lo scopo dell’articolo, che si propone
semplicemente di invitare tutti, giovani in primis, ad essere più coscienziosi
in merito alla questione delle informazioni e delle fonti da cui esse
provengono.
Rinunciare a prendere parte al
pensiero di diverse fonti significa di fatto rinunciare al proprio diritto ad
essere informati. Il problema della disinformazione di certo non è nuovo, ma
può essere nuovo il modo in cui ci si pone di fronte ad esso: sfruttare tutti i
mezzi di cui disponiamo può essere un buon inizio per essere informati al meglio
ed evitare il peggio.

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