martedì 20 maggio 2014

Disinformazione: quando anche le notizie van di moda

Come va la vita in Giappone? Come se la passano i Greci? Chiunque abbia il minimo interesse a conoscere il mondo al di fuori della propria “casa dolce casa”, si sarà ben reso conto di quale destino spetti ad una notizia: vive il proprio momento di gloria, passa impercettibilmente nelle retrovie e scompare.
Ma non è tutto: spesso e volentieri questa notizia, questa informazione o non  viene fornita affatto o viene fornita in modo fuorviante e inconcludente, per cui risulterebbe più opportuno parlare di non-informazione. Quest’ultimo caso, forse il peggiore, è quello che dovrebbe far riflettere maggiormente: è il caso in cui l’informazione viene fornita sì, ma solo teoricamente, perché di fatto rimane irraggiungibile ai più, a causa dell’utilizzo (assolutamente involontario, si intende) di astruse perifrasi e termini tecnici, che tendono sfuggire alla comprensione di chi non è del “settore”.
Ciò che accade nella realtà è quasi sempre il risultato della perfetta combinazione di diversi fattori, per cui si ha che l’informazione in parte viene taciuta e in parte viene per così dire “mascherata”, sempre ovviamente sotto l’influsso della Moda. Si pensi ad esempio a quanto accade ogni santo anno in merito alla questione dei virus influenzali: si proclama una sorta di stato d’allerta, accompagnato da tanto di pubblicità e illuminanti locandine negli ambienti pubblici che insegnano a lavarsi le mani, come se poi i virus influenzali, con tutto rispetto parlando, costituissero la sola ed unica minaccia alla salute dell’uomo.  Si assiste quindi ad una serie di atteggiamenti contraddittori, che fanno sì, per esempio (giusto per rimanere nell’ambito medico-biologico, ma potremmo spaziare …) , che milioni di persone si armino fino ai denti per non incubare questi famigerati virus, per poi andarsene tranquillamente in uno zoo, ignari di trovarsi in uno dei luoghi maggiormente esposti alla rabbia! Ma non importa. Si potrebbe continuare all’infinito a fornire esempi delle varie forme di disinformazione che dilagano al giorno d’oggi, ma non è questo lo scopo dell’articolo, che si propone semplicemente di invitare tutti, giovani in primis, ad essere più coscienziosi in merito alla questione delle informazioni e delle fonti da cui esse provengono.

Rinunciare a prendere parte al pensiero di diverse fonti significa di fatto rinunciare al proprio diritto ad essere informati. Il problema della disinformazione di certo non è nuovo, ma può essere nuovo il modo in cui ci si pone di fronte ad esso: sfruttare tutti i mezzi di cui disponiamo può essere un buon inizio per essere informati al meglio ed evitare il peggio. 

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